Voucher Digitalizzazione PMI Lazio 2026: cosa prevedeva e come valutare un investimento in un ecommerce prima della prossima edizione
L’avviso di Lazio Innova fissava l’invio delle domande fino alle 17 del 29 ottobre 2026. Il 26 ottobre la scheda era ancora «Aperto». Questo pezzo, in uscita il 2 novembre, spiega gli importi forfettari e perché la sola riga ecommerce non bastava a una microimpresa.
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Il 26 ottobre 2026 la scheda di Lazio Innova sul Voucher Digitalizzazione PMI 2026 risultava ancora segnata come «Aperto». L’avviso, però, fissa un orario preciso: le domande si inviano dalle ore 12:00 del 30 settembre 2026 alle ore 17:00 del 29 ottobre 2026. Questo articolo esce il 2 novembre, dopo quell’orario. Non è un invito a presentare domanda in tempo, perché quel tempo, nell’avviso letto il 26 ottobre, scadeva tre giorni prima. Se tra il 27 e il 29 ottobre Lazio Innova ha pubblicato una proroga, vale la pagina del bando, non questo pezzo.
Serve a chi ha un’attività nel Lazio — una sede operativa a Roma, in provincia o nelle altre province — e sta valutando un investimento digitale, in particolare un sistema di commercio online. Il contributo aveva importi fissi. Quegli importi non sono il prezzo di un sito. La differenza, per chi mette soldi propri, è tutta lì.
Chi poteva chiederlo e fino a quando
La misura è della Regione Lazio, finanziata dal Programma FESR Lazio 2021-2027 (obiettivo strategico 1, obiettivo specifico 2) e gestita da Lazio Innova. La dotazione scritta sulla scheda è di 15 milioni di euro. L’avviso pubblico è stato approvato con la determinazione n. G12616 del 18 settembre 2026. La notizia della Regione, datata 14 settembre 2026, presenta la misura e ricorda il percorso iniziato nel 2023.
Potevano chiederlo le PMI iscritte al Registro delle imprese italiano, con una sede operativa nel Lazio in cui si svolge l’attività oggetto dell’agevolazione. La sede laziale poteva anche non esserci ancora il giorno della domanda: l’avviso consente di acquisirla entro la richiesta di erogazione, a patto di descriverla e documentarla già in domanda. Le attività escluse stanno nell’avviso: non le riassumo a memoria.
C’è un vincolo per chi aveva già preso questo voucher. Non sono ammissibili le PMI che hanno ottenuto un contributo sui precedenti avvisi Voucher Digitalizzazione PMI, a meno che alla data della domanda non risulti già presentata la richiesta di erogazione di quel contributo. In ogni caso non si finanzia di nuovo la stessa tipologia di intervento già agevolata.
Le domande passavano solo da GeCoWEB Plus. Il formulario era online dalle ore 12:00 del 25 settembre 2026. L’invio partiva dalle ore 12:00 del 30 settembre e chiudeva alle ore 17:00 del 29 ottobre 2026. La notizia regionale parla di una selezione a graduatoria, su criteri oggettivi, e non di un click day. Le FAQ pubblicate il 20 ottobre 2026 — due pagine, lette per questo articolo — non spostano questa scadenza. Parlano del punteggio legato al valore aggiunto per addetto e di che cosa fare se la dimensione d’impresa cambia tra la domanda e la concessione.
Sulla storia della misura, la Regione scrive due cifre distinte, non un totale unico. Dal 2023 al 2025 risultano già stanziati 34 milioni di euro. L’edizione 2026 ne mette altri 15. Sommate, le due cifre fanno 49 milioni: è un conto su dati ufficiali, non una riga del comunicato. Nella stessa notizia l’assessore Roberta Angelilli ricorda una prima edizione da 10 milioni, poi un incremento a 12, e i 15 di quest’anno. L’86% delle aziende beneficiarie delle edizioni precedenti, scrive la Regione, era fatto di micro e piccole imprese.
Cosa finanziava, riga per riga
Il contributo non è una percentuale della fattura. L’avviso usa somme forfettarie. La cifra in tabella è già il contributo, e include i costi diretti del personale calcolati con il tasso forfettario del 20% previsto dal regolamento europeo. Non va aggiunto un altro 20% sopra. Non va letta come il prezzo di mercato del servizio.
Le righe sono cinque. Le riporto come stanno sulla scheda di Lazio Innova il 26 ottobre 2026.
| Intervento | Micro | Piccola | Media |
|---|---|---|---|
| A. Diagnosi digitale | Non ammissibile | 8.162,40 € | 21.427,20 € |
| B. Digital workplace, per ogni addetto (massimo una a persona) | 2.270,40 € | 2.270,40 € | 2.270,40 € |
| C. Digital commerce e customer engagement | 4.954,80 € | 8.125,20 € | 15.873,60 € |
| E. Cybersecurity | Non ammissibile | 14.656,80 € | 44.917,20 € |
Il cloud è indipendente dalla dimensione. Si può migrare più di una macchina virtuale, ma non più di una per ciascuna delle quattro tipologie:
D.1 server applicativo: 17.683,20 euro
D.2 server database: 27.656,40 euro
D.3 web server: 14.076,00 euro
D.4 backup del database: 5.593,20 euro
Tre regole tagliano le combinazioni. Le microimprese non possono inserire la diagnosi (A) né la cybersecurity (E). Le piccole e le medie devono inserire per forza la diagnosi, ma un progetto fatto solo di diagnosi non è ammissibile. Sotto i 14.000 euro di contributo il progetto non passa. Il tetto è 50.000 euro per le micro, 100.000 per le piccole, 150.000 per le medie.
L’erogazione è a saldo, non in anticipo. La richiesta si presenta su GeCoWEB Plus entro sei mesi dalla concessione, dopo aver caricato i documenti. Per piccole e medie serve la diagnosi ex post, firmata dallo stesso innovation manager indipendente che ha fatto quella ex ante. Per le micro serve la relazione sulla digitalizzazione, con la sezione ex post firmata dal fornitore. Se i fornitori sono più di uno, firma chi ha progettato, configurato e verificato il funzionamento, e deve essere un soggetto solo per tutti gli interventi del progetto. In pratica: il contributo non è liquidità disponibile il giorno in cui si firma il preventivo.
Perché 4.954,80 euro di ecommerce non bastavano
La riga che interessa a chi vuole vendere online è la C, «Digital commerce & engagement». Per una microimpresa vale 4.954,80 euro. La soglia minima del progetto è 14.000 euro. La sola riga ecommerce, per una micro, resta sotto. Diagnosi e cybersecurity, che alzerebbero il totale, alle micro sono precluse.
I conti qui sotto sono solo aritmetica sulle cifre pubblicate. Non sono una domanda compilata e non garantiscono l’ammissione. Servono a non scambiare la riga C per «il sito pagato dal bando».
Ecommerce più web server in cloud: 4.954,80 + 14.076,00 = 19.030,80 euro. Supera i 14.000.
Ecommerce più quattro postazioni di digital workplace: 4.954,80 + (4 × 2.270,40) = 14.036,40 euro. Il totale ci sta, ma servono almeno quattro addetti: la postazione è al massimo una per persona, e il numero di addetti si dimostra con l’attestazione INPS.
Ecommerce più il solo backup del database: 4.954,80 + 5.593,20 = 10.548,00 euro. Resta sotto i 14.000. Non basta.
Per una piccola impresa il disegno è diverso. La diagnosi è obbligatoria: 8.162,40 euro. Aggiunta la riga ecommerce, 8.125,20 euro, si arriva a 16.287,60 euro, sopra la soglia. La cybersecurity da sola, per una piccola, è 14.656,80 euro, ma non può stare senza diagnosi: diagnosi più cybersecurity fanno 22.819,20 euro. Una media impresa ha la diagnosi a 21.427,20 euro, già sopra i 14.000, però la diagnosi da sola non è ammissibile: va aggiunto almeno un altro intervento.
Queste somme sono il contributo forfettario, non il costo che il fornitore mette in fattura. Un ecommerce può costare di più, o di meno, e una parte del costo — canoni, commissioni, aggiornamenti — continua dopo il go-live, quando il voucher, se c’è stato, è già stato rendicontato. Se la fattura è più alta della riga in tabella, la scheda non prevede che il contributo cresca: è determinato in quelle misure. Se è più bassa, non ho letto una regola sul «resto» e non la invento.
Come valutare un ecommerce anche senza voucher
Chi non ha presentato domanda, o non rientrava nei requisiti, si trova davanti alla stessa domanda di chi il contributo lo aspettava: quanto costa davvero partire, e quanto costa restare aperti. Il voucher non risponde. Risponde un preventivo che separa quello che si paga una volta da quello che si paga ogni mese e da quello che cresce con gli incassi.
Prima di firmare conviene farsi fare un preventivo realistico prima di partire. Le voci che di solito non stanno nella riga «realizzazione sito» sono l’hosting, i moduli a pagamento, il tema, le commissioni della piattaforma e del gateway di pagamento, e chi fa manutenzione e aggiornamenti dopo il primo anno. Va chiesto anche che cosa succede al tredicesimo mese, e se una commissione sul fatturato è dentro il canone o sopra.
Quattro domande bastano a non confrontare preventivi che non sono la stessa cosa:
Che cosa è incluso nel setup e che cosa è un canone.
Chi paga hosting, aggiornamenti di sicurezza e assistenza, e per quanti mesi.
Quali commissioni crescono se crescono gli ordini.
Che cosa resta di proprietà dell’azienda se il rapporto col fornitore finisce: catalogo, clienti, dominio, contenuti.
Nessuna di queste domande dipende dal voucher. Il contributo, quando c’è, arriva a saldo e riconosce una cifra fissa. La differenza tra quella cifra e la fattura resta un conto dell’impresa, non del bando.
Cosa guardare per una prossima edizione
La Regione presenta il 2026 come il proseguimento di una misura aperta nel 2023, non come un episodio unico. Non c’è, nelle pagine lette il 26 ottobre, una data della prossima edizione. Chi aspetta un altro bando ha una sola fonte utile: la scheda di Lazio Innova e le notizie della Regione, non una voce di corridoio.
Nel frattempo il tema non si spegne con la scadenza. Una micro che voleva solo il pezzo ecommerce scopriva, leggendo la tabella, che quella riga da sola non raggiungeva i 14.000 euro. Una piccola doveva mettere in conto la diagnosi obbligatoria, fatta da un innovation manager indipendente, non dal fornitore che poi vende l’impianto. E in entrambi i casi il denaro pubblico, se arrivava, arrivava dopo, a saldo.
Per questo ha senso, che il bando sia scaduto o che ne esca un altro, partire dal costo vero e dai documenti che un avviso di questo tipo chiede già in partenza: sede operativa, dimensione d’impresa, addetti risultanti dall’INPS, e un progetto che non sia la copia di un intervento già finanziato. Il resto, importi e finestre, si rilegge sulla pagina ufficiale quando Lazio Innova la aggiorna.


